25 Aprile: Festa della Liberazione
24 aprile 2010 | Di: Marta Romano

Eccoci giunti alla vigilia del 25 Aprile 2010, 65° anniversario della Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazifascista . Una festa che, anche a distanza di molti anni, divide ancora l’Italia e gli italiani.
Sinceramente pensavo che il nostro Paese fosse già talmente diviso al proprio interno che quest’anno l’anniversario di quest’importante avvenimento sarebbe stato meno influente. E invece no.
Un’Italia che piange e che ricorda le vittime di ambedue le parti non riesce a cancellare le urla e le ripetute polemiche che questa ricorrenza evoca.
Eppure, forse, c’era qualche italiano che, come me, si era lasciato illudere dalla speranza di vedere un Paese diverso, unito sotto un unico patrimonio di cultura, tradizioni e storia. Alla vigilia di quest’importante ricorrenza, mi accorgo che era un’utopia. E’ ancora un sogno pensare che tutto il Paese possa ricordare e piangere i caduti di quella che può essere definita una vera e propria guerra civile per la Libertà.
Una Libertà raggiunta attraverso dolore e sofferenza, ma con un denominatore comune: l’UNITA’.
Unità e compattezza che mancano oggi, assieme alla volontà di dialogo e discussione per il raggiungimento del tanto agognato bene comune.
Ecco perché, a distanza di 65 anni da quel famoso 25 Aprile, non posso che essere preoccupata per il mio Paese. Una nazione che preferisce l’astensione alla libertà di voto, dove il dissenso dilaga e assumono sempre più importanza partiti populisti ed estremisti. Il tutto mentre cresce la disoccupazione, specialmente giovanile.
E allora, alla vigilia di quest’importante giorno, esprimo un desiderio.
Vorrei un’Italia diversa, più democratica e più serena, dove ci sia un dialogo libero e costruttivo.
Vorrei un’Italia dove lavoro e sviluppo non fossero soltanto i sogni di una giovane ragazza, ma realtà.
Ma, più di tutto, il mio desiderio è quello di vedere, un giorno, l’Italia ricucita dai troppi strappi che ne hanno lacerato l’anima. Soltanto nell’unità può esserci un futuro.
In: Riflessioni

